Appunti e note di viaggio Scozia selvaggia su quattro ruote

830 km di scogliere, lochs, castelli e single track roads scopri perché questa rotta è diventata il sogno van life di tutta Europa.

Note di Strada

Queste pagine non nascono da un piano. Nascono da una mattina in cui ho caricato il van senza sapere bene dove sarei andato a dormire la sera, e ho trovato in quella incertezza qualcosa di più onesto di qualsiasi itinerario prestabilito.

Ho sempre viaggiato così con una direzione vaga e molta disponibilità alla sorpresa. Non per romanticismo, ma perché ho imparato, col tempo, che i posti più belli non si trovano sulle mappe. Si trovano girando una curva sbagliata, fermandosi dove non era previsto, accettando che la nebbia a volte non si diradi e che anche questo, in fondo, è paesaggio.

La Scozia è un paese che punisce i frettolosi. Le sue strade sono strette per una ragione: vogliono che tu rallenti, che ti fermi, che guardi. Le Highlands non si lasciano consumare si frequentano, lentamente, con rispetto, come si fa con le persone che hanno qualcosa di importante da dire e non alzano la voce per dirlo.

Quello che avete tra le mani sono appunti. Note prese a matita su un taccuino tenuto aperto sul sedile del passeggero, scritte in sosta, a volte con le mani ancora fredde dal vento. Non cercate una guida. Non cercate conclusioni. Cercate, se volete, la stessa cosa che cercavo io: il piacere raro e necessario di vivere un territorio invece di visitarlo.

Ogni giorno aveva il suo ritmo. Ogni curva aveva la sua luce. E io non avevo nessuna fretta di arrivare perché il punto, questa volta, era restare in viaggio il più a lungo possibile.


La strada che gira su se stessa

Il van avanzava piano ad ogni curva, come se stesse chiedendo permesso alla montagna. Non avevo un piano preciso. Avevo solo Inverness alle spalle e il nord davanti, quel nord che in Scozia non è un punto cardinale ma uno stato d'animo qualcosa tra la malinconia e la rivelazione.

Partii all'alba, quando il cielo era ancora indeciso tra il grigio e il viola. Le strade erano strette, a tratti appena abbozzate, come se qualcuno le avesse tracciate seguendo il capriccio di un torrente piuttosto che la logica degli uomini. Andavo piano. Non per prudenza, ma perché fermarsi è l'unico modo per capire dove si è.



A Dornoch il vento sapeva di sale e di secoli. La cattedrale era piccola, silenziosa, come tutte le cose che hanno smesso di aver bisogno di dimostrare qualcosa. Mi sedetti su un muretto di pietra e mangiai del pane comprato in un negozietto dove la donna dietro al banco mi guardò come si guarda chi viene da lontano e non sa ancora cosa cerca. Aveva ragione. Non lo sapevo.

Più avanti, lungo la costa orientale, i campi diventavano più radi e il mare si faceva sentire prima ancora di vedersi. C'è qualcosa di brutale e insieme tenero in questi paesaggi come se la terra avesse deciso di non ingannare nessuno, di mostrarsi così com'è, senza alberi ornamentali né colori compiacenti.



Il Castello di Dunrobin apparve all'improvviso, con le sue guglie francesi assurde e magnifiche in mezzo alle Highlands. Mi fermai sul bordo della strada. C'è sempre un momento, in ogni viaggio, in cui ci si chiede cosa stia facendo un castello del Seicento a sembrare Versailles affacciato sul Mare del Nord. La risposta, probabilmente, è che la bellezza non ha giustificazioni geografiche.

Ripartii.



John O'Groats non è bello. È importante. C'è una differenza. È il bordo del continente, il punto in cui l'Europa decide di smettere, e lo fa senza cerimonie qualche cartello, un parcheggio, il vento che taglia orizzontale. Mi fermai a guardare il mare verso le Orcadi. Pensai che ogni confine, visto da vicino, è sempre meno definitivo di quanto sembri sulla carta.

Quella notte dormii nel camper parcheggiato vicino alla costa. La pioggia batteva sul tetto con una regolarità quasi confortante.




La Smoo Cave arrivò il giorno dopo, nascosta tra le scogliere di Durness come un segreto che la roccia non riesce più a tenere per sé. Dentro, la cascata cadeva nel buio con una violenza silenziosa. Pensai a tutte le cose che esistono senza spettatori, e al fatto che continuano ad esistere lo stesso.

Fuori, sulla spiaggia di Sango Bay, la sabbia era bianca e il mare era di quel turchese improbabile che si vede solo ai tropici o in Scozia nelle rare giornate di luce. Una coppia di anziani camminava a distanza ravvicinata, controvento. Non si tenevano per mano. Non ne avevano bisogno.


Ullapool fu la prima vera sosta. Birra in un pub sul porto, pescatori seduti ai tavoli con quella compostezza di chi non ha niente da spiegare. Il villaggio fu fondato nel 1788 per sfruttare il boom delle aringhe uno di quei dettagli storici che raccontano come ogni posto abbia cominciato per ragioni pratiche e sia poi diventato, quasi per caso, qualcosa di bello.

Ordinai haggis. Mangiai lentamente.



Il Bealach Na Bà mi aspettava come si aspetta una prova. La strada più ripida del Regno Unito: curve cieche, pendenze da vertigine, la penisola di Applecross che sale verso il cielo con un'arroganza silenziosa. Il camper protestava. Io anche, interiormente. Ma in cima in cima c'era solo vento e luce e la certezza improvvisa che esistono ancora luoghi in cui la terra non si è rassegnata all'uomo.

Scesi verso Applecross con le mani ancora strette sul volante. Il villaggio era tranquillo, fermo nel pomeriggio come un'acquerello dimenticato sul tavolo. Ordinai del tè in un posto che sembrava gestito dalla stessa famiglia da tre generazioni. Forse lo era.



Il ritorno verso Inverness passò per Loch Carron e Achnasheen, attraverso vallate che il sole basso del tardo pomeriggio tingeva di ambra e ocra. Il van scivolava sull'asfalto con quella stanchezza dignitosa dei mezzi che hanno fatto il loro dovere.

Chatwin scriveva che i nomadi non fuggono da qualcosa si muovono verso qualcosa che non sanno ancora nominare. La North Coast 500 è fatta così: non è un percorso da completare, è una domanda da portarsi dietro. Ad ogni curva la strada cambia, il paesaggio si apre o si stringe, il mare appare e scompare. E ogni volta si ha la sensazione precisa, inaspettata di essere esattamente dove si dovrebbe essere.

Non so se ci tornerò. Ma so che una parte di me è rimasta lassù, su quel passo, con il vento in faccia e le montagne di Applecross intorno.

E forse è giusto così.

"Viaggiare non è vedere luoghi nuovi. È avere occhi nuovi."